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Simona Ragazzi
Simona Ragazzi nasce a Bologna nel 1969, città nella quale si forma artisticamente.
Consegue il Diploma in Pittura presso lIstituto Statale d' Arte e successivamente il Diploma in Scultura presso l' Accademia di Belle Arti di Bologna.
Dopo l’Erasmus nella Fine Art University UWE di Bristol, nella quale approfondisce la sua esperienza nelle tecniche ceramiche e fotografiche, nel 1993 fonda l' Atelier Paese dei Balocchi , un laboratorio di Arti e Mestieri nel quale insegna tecniche plastiche ,ceramiche e pittoriche e collabora con artisti italiani e stranieri.

Opera principalmente con la scultura in argilla e bronzo, alla quale abbina una sua personale ricerca fotografica, elaborando sopratutto volti e figure attraverso un linguaggio chiaro, immediato, forte e simbolico. La sua ricerca artistica stimolata dall' Uomo, dalla sua anima, dalla sua vita, dalle sue forme.
Le opere scultoree “ Appunti”, “ Sequenze”, “Archeologici”, “Oltrenatura” e quelle fotografiche “Crisalidi”, “ Cattedrali”, “Viaggio”, “Boschi”, tessono un filo diretto coi codici figurativi contemporanei e gli elementi culturali arcaici riflettendo sul rapporto tra presente, passato e futuro e fornendo suggestioni, letture e narrazioni nuove.
I lavori della Ragazzi svelano un alto profilo concettuale e comunicativo, che intrecciano con sensibilità e ironia le dimensioni del tempo e dello spazio.

Attraverso le sue opere l' artista analizza il contemporaneo immortalando emozioni, raccontando storie, svelando intenzioni, denunciando contraddizioni e debolezze.

Lavora con gallerie a Bergamo, Bologna, Brescia, Cagliari, Milano, Siena.
Ha esposto in numerose mostre in sedi pubbliche e private , ha partecipato a Fiere, Mostre, Biennali e Concorsi d'Arte Nazionali ed Internazionali.
Le sue opere sono presenti in collezioni pubbliche e private in tutto il mondo.
Simona Ragazzi vive e lavora a Bologna.

HANNO SCRITTO:

Il Volto come Metafora

“…..E’ una sintesi, la scultura di Simona Ragazzi, che affascina e stupisce per semplicità e precisione, alta, soave, eterea, quasi, se non sospesa a metà via tra una composizione-attrazione di elementi liquidi - di quella liquidità organica tenuta assieme da un’energia vitale e catalizzante – e la plasticità di una Genesi che via via si va a comporre fino a determinare la metafora dell’opera.
Perché nelle opere di Simona Ragazzi la metafora è in una figurazione assolutamente ragguardevole per l’alta qualità del lavoro e nella rappresentazione estetica della figura, nelle sequenze originali e perfette delle “lievitazioni” oggettuali, nella sintesi finanche del colore spesso unico, solo, definito e deciso per porre fine al racconto estetico con una grammatica precisa e perentoria.
Nell’estro artistico di Simona Ragazzi è racchiusa la bellezza dell’ingegno e della tecnica, la caparbietà e il talento di colei che ha saputo coltivare l’ambizione e la pazienza di uno studio e di un’applicazione costante e ricercata per essere fra i migliori di coloro che praticano la materia e la sanno condurre a destinazione, rappresentante austera ed elegante di quanto affermasse San Francesco d’Assisi "Chi lavora con le sue mani è un lavoratore. Chi lavora con le sue mani e la sua testa è un artigiano. Chi lavora con le sue mani, la sua testa e il suo cuore è un artista". In queste parole somme e di grande verità sta la mia considerazione di un’artista che di arte ha tutto.”

Vittorio Spampinato Direttore di Ca’ la Ghironda – Modern Art Museum


I mille volti di Simona Ragazzi
Non sono molti gli artisti che negli anni riescono a mantenere una certa coerenza stilistica e una elegante linearità di percorso. Vidi per la prima volta un’opera di Simona Ragazzi, forse una ventina di anni fa, a casa di un nostro comune amico: era una piccola ceramica raku con delle sole labbra che fuoriuscivano dalla superficie lucida.
Qualche giorno fa, dopo aver visto le sue opere nella mostra Il volto come metafora curata da Vittorio Spampinato a Cà la Ghironda Modern Art Museum, improvvisamente mi è sembrato di aver compreso quella piccola perla, appesa al muro di quella casa fra cento altre cose: era lì, nascosto, il seme di quello che vediamo oggi; dietro quelle labbra, un volto che non potevo scorgere, ma che adesso, a distanza di anni, emerge leggero, ma con determinazione, nella mia memoria.
La scultura di Simona è delicata e sognante: i suoi volti sembrano affiorare dalla materia senza sforzo, o almeno non quello fisico, drammatico, che da secoli costringe i prigioni; piuttosto con fluida serenità, con naturalezza. E allora le sue opere ci riportano a pensare alle mille sfaccettature dei volti della vita, agli stati d’animo, alla bellezza in tutte le sue espressioni, ai sentimenti nascosti sotto la superficie che sono lì e che tentano di uscire, galleggiando fra l’inconscio e la realtà.
Sia che si tratti di argilla, marmo o bronzo, la materia diventa limite sottile fra il dentro e il fuori, calma piatta che attende tranquilla lo svolgersi di un emersione: e allora vediamo prima un accenno, poi una piega, poi una forma in cui cominciamo a scorgere un’antropomorfia familiare, labbra, naso, guance… un volto, che diventa subito specchio di ciò che si nasconde dall’altra parte del limite. E’ un continuo sottrarsi e svelarsi, in una raffinata alternanza di forma-non forma, presenza-assenza che diventa leit-motiv di un’intera esperienza artistica.
Esperienza che parte da lontano e che guarda sempre avanti senza mai chiudersi su se stessa. Esperienza di alta qualità, dove la tecnica e l’arte vanno di pari passo verso la soluzione di una ricerca estetica che, se ha del figurativo, è solo per un pretestuoso incontro con il corpo, ma che trova nel concetto la sua vera catarsi.
Mi immagino quindi che l’ultimo dei volti di Simona Ragazzi abbia lo sguardo proteso e perso nel futuro: ed è lo stesso sguardo di quella “operaia della materia” che con tenacia e pazienza sta percorrendo la lunga strada che porta alla compiutezza dell’essere artista.

Gino Fienga Ed. Con-fine
 
Beyond time - Oltre il tempo

La scultura é da sempre ambito privilegiato di Simona Ragazzi, luogo dell’inventarsi le immagini dentro lo spazio per poterle percorrere da ogni punto di vista.
L'ossessione corporea di Simona non poteva d'altra parte rinunciare a tale confronto, così come il fondamento della sua poetica non poteva arrestarsi di fronte ad una condizione d'ordine prettamente tecnica.
A questo proposito, anticipando quanto detto dopo, va sottolineato come Simona Ragazzi abbia sempre rivendicato in modo forte una sua manualità esplicita, come non abbia mai nascosto le sue sapienza febbrili e onnivore, anche nel momento in cui la sua perizia sembrava, a fronte delle montanti maree di “bad paintings”, quasi un ostacolo all'attualità del lavoro.
La materia di Simona é frutto di sapienze antiche d'una memoria di bottega mai rinnegata, anzi riassaporata su di una sensibilità tutta contemporanea, per nulla scontata o ingenua, sempre pronta a rinnovarsi.
Nell’immergersi nella mostra delle opere di Simona Ragazzi, fin dalla prima, non si può che correlare le stesse al titolo della mostra, più precisamente alla parola “oltre”, ovvero al più internazionale e orgoglioso inglese “beyond”.
Solo andando oltre, ed avendone la determinazione di farlo, si può entrare nel mondo onirico ma anche fortemente materico di Simona Ragazzi.
Immediatamente ci si accorge che non vi è determinazione di spazio dove vengono calate queste opere scultoree, non vi é luogo dove l'evento accade, é la materia a farsi spazio, a conferire una dimensione priva di riferimenti immediati, la dimensione di cui sono fatti i sogni, l’oniricità a cui gli archeologici fortemente attingono.
Vi é dentro queste opere un rimando ad una moltitudine di culture e di aspetti molto vasti, sempre però ermetizzati da una sequenza di sfaccettature nei quali il mondo é letto come un infinita serie di corrispondenze e nel quale la potenza immaginativa dell'uomo é un tutt'uno con i vari riferimenti temporali.
Lo straniamento temporale a cui si attinge guardando le opere é dettato dalle forme classiche destrutturate da un dettaglio che può essere anche inizialmente impalpabile ma diventa presenza chiave e fortemente catalizzatrice come il codice a barre in cui ci si imbatte alla base della opera Stele.
E da qui si evidenzia in modo immediato che la classicità dell'opera é invece trasposta nella classicità della chirurgia plastica quotidiana, nuovo feticcio di adorazione duale, per il vivere contemporaneo, ai Dei greci e mesopotamia cui si connette il riferimento dell'opera.
Queste opere definite “archeologici” si relazionano alla serie degli “Appunti”, altro filone di lavoro della Simona ragazzi, tanto da far ben comprendere allo studioso delle opere della Ragazzi che non esiste un confine se non estremamente labile, fortemente permeabile, ma si tratta di linguaggio in continua dialettica al fine di creare un filo conduttore che parte sempre dall'amore di Simona per una creazione artistica fortemente coerente, legata a leggere l'esistenza quotidiana abbracciandola a tutto lo scibile pregresso.
Così come una rilettura pittorica, sorta negli anni ’80, del classicismo italiano é stata definita Transavanguardia, le opere della Ragazzi possono essere inquadrate in una definizione, solo a lei applicabile, che può essere detta “neoartigianalità”.
Infatti la parola artigiano non può mancare quando si esplora il mondo più intimo di Simona Ragazzi perché, riprendendo l’incipit iniziale, tanto vi è ancora da dire di un aspetto che pone la Ragazzi come anomalia straordinaria della quotidianità artistica.
Infatti lei non é solo mirabile pensiero trasposto nelle sue opere ma anche soggetto operativo unico in tutti i sensi, in quanto é scultrice, ceramista, pittrice e ideatrice delle sue opere, maneggiando in modo mirabile tutte le tecniche.
Questo suo maniacale personalismo gli permette di vivere integralmente le opere e la rende una perfetta “one man show” che crea ogni opera dalla ideazione all'ultimo dettaglio, e ognuna di esse é sua creatura che viene positivamente totalizzata dalla Ragazzi.
Così facendo l'artista trasforma la materia in immagine e come l'antico scultore egizio infonde in essa l'anima, allo stesso modo le immagini che provengono all'artista dal mondo sono messe in relazione per dare vita ad una immagine nuova, particolarmente permeata di dettagli e allo steso tempo legata strettamente alla globalità dell'esistenza umana.
Ci si può appuntare che in molte di Simona Ragazzi facenti parte degli “archeologici” il colore é posto quasi in secondo piano, tutto questo per evidenziare la natura concreta, reale dell'opera, dell'essere innanzi tutto alla ricerca di momenti correlati nel tempo. In questo modo poi sorge la natura delle associazioni che conducono all'opera finita, la cui interpretazione comunque rimane in parte sempre nell'ambito onirico della dilatazione e della compressione del tempo.
É questa la caratteristica peculiare della visionarietà della Ragazzi, una visionarietà nutrita di memorie diverse, non necessariamente riconducibili solamente ad aspetti di rimandi culturali legati allo straniamento temporale, non é possibile dimenticare infatti che alla volontà di rappresentare una qualità artistica si può attingere solo con un talento naturale come l'artista Simona Ragazzi.
Queste nuove correlazioni e legami stranianti che ci propone la Simona possono essere infine definite come un sistema per potenziare le facoltà mnemoniche più intrinseche, le opere ora possono essere considerate come il tentativo di fissare nella memoria, dell'artista e di chi la guarda, l'immagine dell'uomo, quell'immagine che ci rivela la natura più autentica, con il senso di straniamento che la contraddistingue.
Parafrasando e ricordando Giordano Bruno si può dire: “come si dice che l'uomo é l'immagine di Dio, così le opere di Simona Ragazzi non temono di chiamare l'uomo immagine della sua esistenza nel mondo”.

Simone Di Franceschi


IN & OUT, dentro e fuori....pelle.
Scultura ed emozioni sono le protagoniste di questa mostra dellartista Simona Ragazzi.
Volti, figure perfettamente modellate su fogli dargilla vivono, si raccontano e interagiscono con losservatore svelando quella parte interiore ed emotiva dei sentimenti delluomo , laddove paura, serenit, rabbia, estasi non sono pi emozioni private delle quali avere pudore, ma diventano protagoniste di una bellezza interiore ed esteriore tali da diventare opera darte.
Private notes , Hurt, sono alcuni titoli delle opere dellartista, sculture nelle quali ognuno di noi si pu rispecchiare o immedesimare. Quasi un autoritratto atemporale delicato ma anche spietato delle nostre emozioni , sculture che mettono a nudo quanto la nostra sensibilit non sia affatto calcolabile o soffocabile da unevoluzione o da una fredda societ nella quale spesso non ci ritroviamo e che non ci da spazio o luogo per viverle.
Un dentro e fuori dal tempo sono le opere della Ragazzi.
Luomo sempre soggetto e stimolo incessante e non smette mai di raccontarsi come dai tempi delle prime sculture rupestri. Attraverso le mani colte di una artista come Simona luomo non stanca mai di affascinarci regalandoci emozioni ed attimi di vita .
Una riflessione sul concetto di dualit, di dimensione introspettiva ed esteriorit , di inclusione o esclusione, apertura o confine delle relazione con gli altri...nella continua ricerca di una dimensione nella quale trovare il proprio equilibrio, dove poter vivere il nostro IN e OUT.

Andrea Lake



Nelle opere di Simona Ragazzi prendono forma essenze, tracce, anime raccolte che vivono nella terra creta e da essa traggono linfa vitale sufficiente per respirare, per stare. Figure e volti intensamente espressivi e occhi scrutatori che affiorano silenziosi dal fondo dellopera come da uno specchio dacqua, e corpi che si tuffano in un abisso al quale ritornano lasciando unimpronta quasi sfuggente. Forme, colori, persone e figure che vivono nelluniverso aspaziale e atemporale che si trova dietro e oltre lopera, come nellIperuranio Platonico dove risiedono le idee perfette e immutabili, e si rendono visibili ai nostri occhi attraverso la mano dellartista e la materia. Si muovono lentamente allinterno del magma della creazione sino ad affacciarsi impercettibilmente sul mondo reale, dal quale noi le ammiriamo.
Sono appunti, come li definisce lartista stessa, memorie scritte nel foglio dargilla, che ci ricordano, attraverso dettagli appena accennati, lincanto di un sorriso, la tenerezza di un volto, leleganza di una movenza, linquietudine di una paura, lestasi dellarte. Sono presenze parallele che emergono in bassorilievo dalla lastra di creta o prendono forma a tutto tondo per riflettere le contraddizioni delluomo, le sue angosce e le sue emozioni incarnate nella bellezza estetica ed imperturbabile dellopera darte. Nelle sequenze i volti sembrano spostarsi fluidamente da un pannello allaltro cambiando espressione, aprendo e chiudendo gli occhi, nascondendosi e poi rivelandosi. Ci vengono a trovare per raccontare una storia, o semplicemente per trasmettere una sensazione penetrando nellanima di chi le osserva come nelle profondit da cui provengono. Sono il nostro doppio, un ritratto di Dorian Gray al contrario: mostrano perenne splendore e armonia mentre la realt continua a manifestare i segni e il peso della decadenza e della corruzione del tempo e delluomo. Mentre il nostro riflesso sulla loro superficie smaltata si deforma, la composizione dellopera si arricchisce di colori e lucentezza, animata dal nostro sguardo. Interagendo con loro ricongiungiamo i frammenti e il dualismo tra anima e corpo ricreando quellunione alla quale solo larte pu dare vita.

Francesca Baccala


"...Simona Ragazzi rende la materia la sua unica protagonista, indicandola in una sorta di cortocircuito ontologico sia come determinante sia come determinata in rapporto alla figura. I volti che si affacciano dalla materia possono da l trarre la loro origine, indicandoci la necessit di riconoscere la nostra natura materiale, oppure possono essere limpronta lasciata dal passaggio umano, indicandoci laltrettanto pressante necessit di riconoscere la soggettivit del nostro sguardo sul mondo. Questo rapporto stretto con la materia viene inoltre sottolineato dalla sculture, come loggettivazione della figura in Viola o la volont ottimistica di penetrare il senso delle cose in Tuffo."

Alessandro Baito


"In unepoca di transizione come quella che stiamo attraversando non strano imbattersi in artisti che indagano lambiguit dellEssere, levanescenza dellEsserci, mettendo in scena, al tempo stesso, in un gioco ubriacante di specchi, lassenza della presenza e la presenza dellassenza di quello che Soggetto per eccellenza: lUomo. Nelle opere di Simona Ragazzi prendono forma essenze, tracce, anime raccolte che vivono nella terra creta. Si muovono lentamente allinterno del magma della creazione sino ad affacciarsi impercettibilmente sul mondo reale, dal quale noi le ammiriamo. Nelle sequenze i volti sembrano spostarsi fluidamente da un pannello allaltro cambiando espressione, nascondendosi e poi rivelandosi.Ci vengono a trovare per trasmettere una sensazione penetrando nellanima di chi le osserva come nelle profondit in cui si immergono.La memoria e loblio, la presenza e lassenza, il tutto e il nulla: questa mostra danza sul filo invisibile (e indissolubile) che lega questi opposti e forse finisce per suggerire che, in realt, gli opposti non solo rappresentano due ris-volti della stessa medaglia, ma forse, addirittura, sono la stessa cosa.
Essere o non essere? Entrambe le cose. Contemporaneamente."

Art Journal


"...Il Chiostro di S. Anna luogo di particolare suggestione, riportato di recente al suo antico splendore da un riuscito restauro, situato in un complesso monumentale nel cuore di Ferrara a pochi metri dal Castello Estense. Sar la perfetta cornice per i nuovi lavori extratemporali di Simona Ragazzi.
Opere del presente che interpretano il contemporaneo attraverso un linguaggio ricco di esplicite citazioni iconografiche, ma stilisticamente ingannevoli, quasi fossero reperti archeologici di un ipotetico futuro.
Figure del quotidiano, gi erose dal tempo, la testimonianza di un consumismo non vissuto."

Roberta Angelini


"La sua ricerca artistica stimolata dalluomo, dalla sua anima, dalla sua mente, dalle sue forme. La materia la sua prima passione, la scultura, precisamente il modellato, la traduzione del suo linguaggio. Il suo percorso sembra andare a ritroso: dalle figure a tuttotondo-racconti, ai ritratti-specchi, ai bassorilievi-appunti, agli appunti-momenti; a ritroso, dal grande al piccolo, dalluniversale al particolare.
I volti e le figure di Simona estremamente realistici, crudi, dolci e poetici, celano inquietanti misteri, dolorose rivelazioni, quotidiane storie, spietate denunce. I suoi appunti, bassorilievi modellati su fogli di argilla, appesi al muro come tracce della memoria, hanno carpito segreti, svelato intenzioni, raccontato storie. Adesso Simona ha lesigenza di concentrarsi sul momento, sottolineare lattimo di un racconto, fermarlo, sospenderlo, astrarlo dalla storia. Ecco che gli ultimi appunti necessitano di inserirsi in uno spazio definito, divenire parte di un quadro, coprotagonisti di un fermo immagine, di un attimo immortale

Roberta Angelini


terracotta dipinta, ceramica a gran fuoco, ceramica raku su ambiente dipinto, ma anche qualche bronzo patinato, sono i luoghi della sua ricerca, con una selettivit di immagini che affiorano sui fogli di argilla. Si delineano nel corpo della materia, visi, sguardi, bocche, particolari che diventano affreschi, anche in una rapida sequenza di flash narrativi. La vigile attenzione della trentacinquenne artista bolognese agisce sullinfinita variet di volti, ora appena accennati in alcuni particolari, ora definiti e quasi caratterizzati, che colgono in ogni caso una condizione intima, ed esprimono una rappresentazione di carattere. E come se sulla scena (superficie della materia) venissero create delle forme per essere sottoposte a trasformazione e, quindi, messe in discussione. Uno spettacolo di umanit diversa, colorita, straordinariamente animata da scene di maternit, di innocenza perduta, di propositi dolci inganni (La vuoi una caramella?), di esaltazione di s, di sconfitte, di inquietudini, di slanci e timori che mettono in gioco anche lartista autoritratto.

Gazzetta di Modena - Michele Fuoco


Lopera della Ragazzi, ispirata dallumanit delluomo, dalle sue umane contraddizioni, utilizza un linguaggio chiaro, immediato, forte. Volti o porzioni di volto affiorano da fogli di argilla, come appunti della memoria, immortalando emozioni, raccontando storie, svelando intenzioni, denunciando orrori, suscitando passioni. Volti di chiunque, anonimi, rappresentativi di tutti i volti possibili. Possibiliracconti di vita

Art Journal - Roberta Angelini


Il centro operativo di Simona Ragazzi nelPaese dei Balocchi, estrema periferia dominata dai caseggiati in cotto. L Simona si sente al sicuro e lavora terra e ceramica. La scultura la proiezione di una passione chiamata arte

Il Resto del carlino Bologna rubrica a cura di Franco Basile


parallelamente altri appunti si moltiplicavano nel medesimo ambiente, caratterizzandosi per lievissime differenze, originando cos delle sequenze. E proprio in queste elaborazioni in movimento che si caratterizza lultimissimo lavoro di Simona. Dare movimento alla materia, anima alla scultura, riflette la sua esigenza di inserire lo scorrere del tempo per comunicare. Le sequenze si articolano e si differenziano, la Ragazzi non si accontenta di animare la scultura figurativamente, inserisce anche la metafora per rafforzare limmagine surreale del tempo che passa.

Art Journal - Roberta Angelini