Nasce a Bologna nel 1969, città nella quale si forma artisticamente. Consegue il Diploma in Pittura presso l’Istituto Statale d’Arte e successivamente il Diploma in Scultura presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna. Dopo un lungo percorso di formazione presso laboratori d’Arte e studi grafici ed uno stage all’estero di specializzazione in tecniche ceramiche, nel 1993, fonda il “Paese dei Balocchi “, un laboratorio di Arti e Mestieri dove poter coltivare con creatività la passione antica di lavorare la “ terra” con le mani. Scultore e Ceramista ha approfondito le sue esperienze collaborando con diversi Artisti sia in Italia che all’estero. Alcune opere scultoree di Simona Ragazzi, nel 2005 e nel 2006, sono state utilizzate per la sigla di un programma televisivo su RAI 3, dedicato a tematiche sociali, intitolato “Racconti di Vita”. Una scelta mirata quindi, considerato le tematiche sociali dei suoi lavori che si ispirano all’umanità dell’uomo e si possono considerare, appunto, possibili …racconti di vita. Ha partecipato a Fiere e Concorsi d’Arte Nazionali ed Internazionali e le sue opere sono presenti nelle collezioni private in tutto il mondo. Una curiosità: nel 2004, durante una mostra personale, è stata vittima di un furto con scasso, presumibilmente su commissione. I soliti ignoti hanno trafugato nella notte, metà delle opere esposte. Simona Ragazzi vive e lavora a Bologna.
HANNO SCRITTO:
Nelle opere di Simona Ragazzi prendono forma essenze, tracce, anime raccolte che vivono nella terra creta e da essa traggono linfa vitale sufficiente per respirare, per stare. Figure e volti intensamente espressivi e occhi scrutatori che affiorano silenziosi dal fondo dell’opera come da uno specchio d’acqua, e corpi che si tuffano in un abisso al quale ritornano lasciando un’impronta quasi sfuggente. Forme, colori, persone e figure che vivono nell’universo aspaziale e atemporale che si trova dietro e oltre l’opera, come nell’Iperuranio Platonico dove risiedono le idee perfette e immutabili, e si rendono visibili ai nostri occhi attraverso la mano dell’artista e la materia. Si muovono lentamente all’interno del magma della creazione sino ad affacciarsi impercettibilmente sul mondo reale, dal quale noi le ammiriamo. Sono “appunti”, come li definisce l’artista stessa, memorie scritte nel foglio d’argilla, che ci ricordano, attraverso dettagli appena accennati, l’incanto di un sorriso, la tenerezza di un volto, l’eleganza di una movenza, l’inquietudine di una paura, l’estasi dell’arte. Sono presenze parallele che emergono in bassorilievo dalla lastra di creta o prendono forma a tutto tondo per riflettere le contraddizioni dell’uomo, le sue angosce e le sue emozioni “incarnate” nella bellezza estetica ed imperturbabile dell’opera d’arte. Nelle “sequenze” i volti sembrano spostarsi fluidamente da un pannello all’altro cambiando espressione, aprendo e chiudendo gli occhi, nascondendosi e poi rivelandosi. Ci vengono a trovare per raccontare una storia, o semplicemente per trasmettere una sensazione penetrando nell’anima di chi le osserva come nelle profondità da cui provengono. Sono il nostro doppio, un “ritratto di Dorian Gray” al contrario: mostrano perenne splendore e armonia mentre la realtà continua a manifestare i segni e il peso della decadenza e della corruzione del tempo e dell’uomo. Mentre il nostro riflesso sulla loro superficie smaltata si deforma, la composizione dell’opera si arricchisce di colori e lucentezza, animata dal nostro sguardo. Interagendo con loro ricongiungiamo i frammenti e il dualismo tra anima e corpo ricreando quell’unione alla quale solo l’arte può dare vita.
Francesca Baccalà
"...Simona Ragazzi rende la materia la sua unica protagonista, indicandola in una sorta di cortocircuito ontologico sia come determinante sia come determinata in rapporto alla figura. I volti che si affacciano dalla materia possono da lì trarre la loro origine, indicandoci la necessità di riconoscere la nostra natura materiale, oppure possono essere l’impronta lasciata dal passaggio umano, indicandoci l’altrettanto pressante necessità di riconoscere la soggettività del nostro sguardo sul mondo. Questo rapporto stretto con la materia viene inoltre sottolineato dalla sculture, come l’oggettivazione della figura in Viola o la volontà ottimistica di penetrare il senso delle cose in Tuffo."
Alessandro Baito
"In un’epoca di transizione come quella che stiamo attraversando non è strano imbattersi in artisti che indagano l’ambiguità dell’Essere, l’evanescenza dell’Esserci, mettendo in scena, al tempo stesso, in un gioco ubriacante di specchi, l’assenza della presenza e la presenza dell’assenza di quello che è Soggetto per eccellenza: l’Uomo. Nelle opere di Simona Ragazzi prendono forma essenze, tracce, anime raccolte che vivono nella terra creta. Si muovono lentamente all’interno del magma della creazione sino ad affacciarsi impercettibilmente sul mondo reale, dal quale noi le ammiriamo. Nelle “ sequenze” i volti sembrano spostarsi fluidamente da un pannello all’altro cambiando espressione, nascondendosi e poi rivelandosi.Ci vengono a trovare per trasmettere una sensazione penetrando nell’anima di chi le osserva come nelle profondità in cui si immergono.La memoria e l’oblio, la presenza e l’assenza, il tutto e il nulla: questa mostra danza sul filo invisibile (e indissolubile) che lega questi opposti e forse finisce per suggerire che, in realtà, gli opposti non solo rappresentano due ris-volti della stessa medaglia, ma forse, addirittura, sono la stessa cosa. Essere o non essere? Entrambe le cose. Contemporaneamente."
Art Journal
"...Il Chiostro di S. Anna luogo di particolare suggestione, riportato di recente al suo antico splendore da un riuscito restauro, è situato in un complesso monumentale nel cuore di Ferrara a pochi metri dal Castello Estense. Sarà la perfetta cornice per i nuovi lavori “extratemporali” di Simona Ragazzi. Opere del presente che interpretano il contemporaneo attraverso un linguaggio ricco di esplicite citazioni iconografiche, ma stilisticamente ingannevoli, quasi fossero reperti archeologici di un ipotetico futuro. Figure del quotidiano, già erose dal tempo, la testimonianza di un consumismo non vissuto."
Roberta Angelini
"…La sua ricerca artistica è stimolata dall’uomo, dalla sua anima, dalla sua mente, dalle sue forme. La materia è la sua prima passione, la scultura, precisamente il modellato, la traduzione del suo linguaggio. Il suo percorso sembra andare a ritroso: dalle figure a tuttotondo-racconti, ai ritratti-specchi, ai bassorilievi-appunti, agli appunti-momenti; a ritroso, dal grande al piccolo, dall’universale al particolare. I volti e le figure di Simona estremamente realistici, crudi, dolci e poetici, celano inquietanti misteri, dolorose rivelazioni, quotidiane storie, spietate denunce. I suoi “appunti”, bassorilievi modellati su fogli di argilla, appesi al muro come tracce della memoria, hanno carpito segreti, svelato intenzioni, raccontato storie. Adesso Simona ha l’esigenza di concentrarsi sul momento, sottolineare l’attimo di un racconto, fermarlo, sospenderlo, astrarlo dalla storia. Ecco che gli ultimi appunti necessitano di inserirsi in uno spazio definito, divenire parte di un quadro, coprotagonisti di un fermo immagine, di un attimo immortale…”
Roberta Angelini
“ …terracotta dipinta, ceramica a gran fuoco, ceramica raku su ambiente dipinto, ma anche qualche bronzo patinato, sono “ i luoghi” della sua ricerca, con una selettività di immagini che affiorano sui fogli di argilla. Si delineano nel corpo della materia, visi, sguardi, bocche, particolari che diventano affreschi, anche in una rapida sequenza di flash narrativi. La vigile attenzione della trentacinquenne artista bolognese agisce sull’infinita varietà di volti, ora appena accennati in alcuni particolari, ora definiti e quasi caratterizzati, che colgono in ogni caso una condizione intima, ed esprimono una rappresentazione di carattere. E’ come se sulla “scena” (superficie della materia) venissero create delle forme per essere sottoposte a trasformazione e, quindi, messe in discussione. Uno “spettacolo” di umanità diversa, colorita, straordinariamente animata da scene di maternità, di innocenza perduta, di propositi dolci inganni (La vuoi una caramella?), di esaltazione di sé, di sconfitte, di inquietudini, di slanci e timori che mettono in gioco anche l’artista “autoritratto”….”
Gazzetta di Modena - Michele Fuoco
“…L’opera della Ragazzi, ispirata dall’”umanità dell’uomo”, dalle sue umane contraddizioni, utilizza un linguaggio chiaro, immediato, forte. Volti o porzioni di volto affiorano da fogli di argilla, come appunti della memoria, immortalando emozioni, raccontando storie, svelando intenzioni, denunciando orrori, suscitando passioni. Volti di chiunque, anonimi, rappresentativi di tutti i volti possibili. Possibili…racconti di vita…”
Art Journal - Roberta Angelini
“…”Il centro operativo di Simona Ragazzi è nel…”Paese dei Balocchi”, estrema periferia dominata dai caseggiati in cotto. Lì Simona si sente al sicuro e lavora terra e ceramica. La scultura è la proiezione di una passione chiamata arte…”
Il Resto del carlino Bologna – rubrica a cura di Franco Basile
“…parallelamente altri appunti si moltiplicavano nel medesimo ambiente, caratterizzandosi per lievissime differenze, originando così delle sequenze. E’ proprio in queste elaborazioni in “movimento” che si caratterizza l’ultimissimo lavoro di Simona. Dare movimento alla materia, anima alla scultura, riflette la sua esigenza di inserire lo scorrere del tempo per comunicare. Le sequenze si articolano e si differenziano, la Ragazzi non si accontenta di animare la scultura figurativamente, inserisce anche la metafora per rafforzare l’immagine surreale del tempo che passa….”
Art Journal - Roberta Angelini
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