logo

Simona Ragazzi

Simona Ragazzi Website - FB share

Hanno scritto

 

METAMORPHOSIS

Il lavoro qui presentato da Simona Ragazzi, che coinvolge più di quindici opere e una video proiezione,  vuole dare corpo, consistenza, “visibilità tattile” al concetto di metamorfosi, evoluzione, racconto in divenire, attraverso un percorso soggettivo che indaga sull’eterno tema della trasmutazione, dello scorrere del tempo e dell’immortalità.

Fondendo l’aspetto razionale e cognitivo con quello emotivo ed istintuale, l’artista mostra una sintesi del suo particolare punto di vista sull’uomo, in un’indagine umana, appunto, che attraverso i reticoli della memoria induce lo spettatore a meditare sui valori legati al tempo e alla trasformazione come rinascita del sè. Ed in questa sintesi dell’umanità il tempo diventa elemento essenziale, costitutivo delle opere di Simona Ragazzi, permettendoci di capire così che esse non sono attimi cristallizzati e atemporali, ma testimoniano un percorso ed una ricerca che è innanzitutto mutamento e dunque vita.  Seguendo il filo rosso dell’idea di cambiamento, trasmutazione, questo progetto ci svela come dall’idea primigenia l’opera cominci a prendere vita, sino ad arrivare ad un primo approdo, quello della crisalide: opera in divenire, poesia silenziosa che, attraverso il progressivo emergere della forma dalla materia, testimonia il continuo mutamento della realtà; opera non conclusa, che – in un concetto quasi alchemico della materia – deve ancora subire la trasformazione del fuoco, ma che già in se stessa è dotata di un fortissimo significato, quello della “Metamorphosis” appunto, che tutti ci accomuna e nel quale tutti ci possiamo riconoscere. 

È un divenire artistico, che è anche divenire umano, una circolarità che dall’idea porta all’opera compiuta passando per la crisalide, quasi come un bambino che si ritrova ormai già adulto, per poi tornare alfine ad essere ancora bambino. In un’esperienza visiva, quanto tattile, dal linguaggio chiaro, immediato, forte e simbolico, dettagli di volti affiorano dalla materia nella quale sono contestualizzati con fluidità, e vanno incontro allo spettatore, permettendogli di ritrovare così l’umanità che condividiamo.

E questa sintetica armonia, estremamente elegante nell’essenzialità della forma pura, ci svela la bellezza attraverso il mutamento, che è ciò che più intimamente ci appartiene in quanto esseri umani.

 

Francesca Gualandi

 

 

Opera in divenire

Ciò che è evidente appena ci si immerge nel mondo di Simona Ragazzi è la sua passione per la fisiognomica, per lo studio del volto e dell'espressività umana, elemento primigenio, motore della sua arte. Ciò che tuttavia è altrettanto evidente è che, partendo dalla figurazione perfetta, la sua ricerca si è spinta ben oltre, in un lungo percorso di studio ed approfondimento che ha portato, se così si può dire, a togliere più che ad aggiungere, ad esplicitare la bellezza nell’essenzialità, nella forma pura, estremamente elegante nella sua sinteticità e nel suo rigore, e forse proprio per questo ancor più autentica.

Le opere qui presentate sono differenti per tipologia, materiali e tecnica di realizzazione, ma in continua dialettica tra di loro perchè intimamente unite dal medesimo fine: la volontà di raccontare una storia attraverso la focalizzazione su un dettaglio. Tutto ciò che è superfluo viene tralasciato per lasciarne solo il particolare più rappresentativo, sviluppato in un mondo di forme, materie e colori con l’intento di analizzare l’aspetto Umano in tutte le sue sfaccettature, razionali e cognitive, ma anche istintuali ed emotive. Può essere uno sguardo che si srotola su sottili fogli d’argilla, o un profilo che affiora fluidamente dalla materia, od ancora infine una scultura a tutto tondo: attimi di vita cristallizzati, brani di memoria astratti, elaborati ed in questo modo portati alla luce, emozioni immortalate, storie raccontate. Si mostrano senza svelarsi, sottintendendo il sottile gioco fra dentro e fuori, fra interiorità ed esteriorità, fra concettualità e matericità, in una ricerca di armonia nel contrasto, di bellezza nella contraddizione, in quella dualità che è per antonomasia umana.
Quello che poi in particolare il percorso della mostra vuole palesare è proprio la genesi di questo processo artistico in tutti i suoi passaggi: da un disegno si arriva all'approdo fotografico della crisalide, opera in divenire appunto, in mutazione, simbolo del cambiamento e di uno sviluppo che poi circolarmente tornerà su se stesso, ed infine alla forma conclusa, portata alla sua massima matericità ed espressività. Sono opere che si completano l’una con  l’altra, in un divenire che trasforma la realtà in emozione.
Alla base dunque di questa evoluzione artistica che è ricerca, mutamento, vita, resta sempre la poetica del racconto, della narrazione di qualcosa che ha inciso, catturato l’animo e l’ispirazione dell’artista ed ha bisogno di essere espresso. L’arte dunque, seppur altamente concettuale, diventa essenzialmente comunicazione, mezzo di espressione: come un segreto che vuole essere svelato, questi dettagli rapiti, frammenti di umana essenza vanno incontro allo spettatore per condividere un’esperienza, per permetterci di riconoscere e riconoscerci in quella stessa umanità.


Francesca Gualandi

 

 

Il Volto come metafora

“…..E’ una sintesi, la scultura di Simona Ragazzi, che affascina e stupisce per semplicità e precisione, alta, soave, eterea, quasi, se non sospesa a metà via tra una composizione-attrazione di elementi liquidi - di quella liquidità organica tenuta assieme da un’energia vitale e catalizzante – e la plasticità di una Genesi che via via si va a comporre fino a determinare la metafora dell’opera.
Perché nelle opere di Simona Ragazzi la metafora è in una figurazione assolutamente ragguardevole per l’alta qualità del lavoro e nella rappresentazione estetica della figura, nelle sequenze originali e perfette delle “lievitazioni” oggettuali, nella sintesi finanche del colore spesso unico, solo, definito e deciso per porre fine al racconto estetico con una grammatica precisa e perentoria.
Nell’estro artistico di Simona Ragazzi è racchiusa la bellezza dell’ingegno e della tecnica, la caparbietà e il talento di colei che ha saputo coltivare l’ambizione e la pazienza di uno studio e di un’applicazione costante e ricercata per essere fra i migliori di coloro che praticano la materia e la sanno condurre a destinazione, rappresentante austera ed elegante di quanto affermasse San Francesco d’Assisi "Chi lavora con le sue mani è un lavoratore. Chi lavora con le sue mani e la sua testa è un artigiano. Chi lavora con le sue mani, la sua testa e il suo cuore è un artista". In queste parole somme e di grande verità sta la mia considerazione di un’artista che di arte ha tutto.”

 

Vittorio Spampinato Direttore di Ca’ la Ghironda – Modern Art Museum

 


I mille volti di Simona Ragazzi
Non sono molti gli artisti che negli anni riescono a mantenere una certa coerenza stilistica e una elegante linearità di percorso. Vidi per la prima volta un’opera di Simona Ragazzi, forse una ventina di anni fa, a casa di un nostro comune amico: era una piccola ceramica raku con delle sole labbra che fuoriuscivano dalla superficie lucida.
Qualche giorno fa, dopo aver visto le sue opere nella mostra Il volto come metafora curata da Vittorio Spampinato a Cà la Ghironda Modern Art Museum, improvvisamente mi è sembrato di aver compreso quella piccola perla, appesa al muro di quella casa fra cento altre cose: era lì, nascosto, il seme di quello che vediamo oggi; dietro quelle labbra, un volto che non potevo scorgere, ma che adesso, a distanza di anni, emerge leggero, ma con determinazione, nella mia memoria.
La scultura di Simona è delicata e sognante: i suoi volti sembrano affiorare dalla materia senza sforzo, o almeno non quello fisico, drammatico, che da secoli costringe i prigioni; piuttosto con fluida serenità, con naturalezza. E allora le sue opere ci riportano a pensare alle mille sfaccettature dei volti della vita, agli stati d’animo, alla bellezza in tutte le sue espressioni, ai sentimenti nascosti sotto la superficie che sono lì e che tentano di uscire, galleggiando fra l’inconscio e la realtà.
Sia che si tratti di argilla, marmo o bronzo, la materia diventa limite sottile fra il dentro e il fuori, calma piatta che attende tranquilla lo svolgersi di un emersione: e allora vediamo prima un accenno, poi una piega, poi una forma in cui cominciamo a scorgere un’antropomorfia familiare, labbra, naso, guance… un volto, che diventa subito specchio di ciò che si nasconde dall’altra parte del limite. E’ un continuo sottrarsi e svelarsi, in una raffinata alternanza di forma-non forma, presenza-assenza che diventa leit-motiv di un’intera esperienza artistica.
Esperienza che parte da lontano e che guarda sempre avanti senza mai chiudersi su se stessa. Esperienza di alta qualità, dove la tecnica e l’arte vanno di pari passo verso la soluzione di una ricerca estetica che, se ha del figurativo, è solo per un pretestuoso incontro con il corpo, ma che trova nel concetto la sua vera catarsi.
Mi immagino quindi che l’ultimo dei volti di Simona Ragazzi abbia lo sguardo proteso e perso nel futuro: ed è lo stesso sguardo di quella “operaia della materia” che con tenacia e pazienza sta percorrendo la lunga strada che porta alla compiutezza dell’essere artista.

 

Gino Fienga Ed. Con-fine

 


Boschi e Cattedrali
Più che fotografie, le opere di Simona Ragazzi sono immagini maestose ed impalpabili. Trame di luci e colori che si fondono immortalando questi spazi senza tempo, restituendoci quella intima atmosfera impossibile da descrivere e che solo questi luoghi ci possono regalare.

Una fotografia dal sapore primordiale e avanguardistico allo stesso tempo, grazie a una tecnica di composizione pittorica che va delicatamente a delineare morbide geometrie di colore. Un utilizzo della fotografia in modo “errato” attraverso la quale l’artista trasfigura la solidità di queste architetture riconsegnandoci opere, da una veste nuova e inedita, fatte di luoghi nella sua essenza di luce e movimento. 

Nei progetti fotografici Boschi e Cattedrali l’artista offre un campionario di immagini ricche di pathos, irreali e evanescenti. Una serie di fotografie di ciò che l’occhio non vede, ciò che non può cogliere, ciò che forse non esiste se non in quell’attimo immobile in cui le pacate spole di luce sembrano formare une visione evanescente a traduzione di una suggestione mistica personale.
E’ questo l’attimo in cui Simona Ragazzi cattura la forte bellezza emotiva di questi luoghi: sposta le luci sull’immagine, ne calibra i movimenti e orchestra giochi di riflessi. Il suo è uno stile personale che mira a cogliere le interazioni tra la luce e il soggetto che la affronta per restituire il momento puro in cui la realtà si trasfigura, in cui la materia si fa impalpabile e ne rimane solo l’anima.

 

Andrea Lake

 

 

Il “mio” Love Brick

Simona mi dà in mano un arnese di metallo, mi mette di fronte a un mattone e mi dice: «Puoi scriverci o incidere quello che vuoi». Spingo l'arnese che ho in mano su quel mattone ancora crudo lasciando un piccolo segno in mezzo a quelli di altri, certa che ciò che è fluito dalle mie dita rimarrà per sempre scolpito nella terra e viaggerà nel tempo. È così che conosco il suo allora nuovo progetto in essere, 99 Love Bricks, è così che - come molte altre persone - ne entro a fare parte. Mi ricordo di quel disegno, scolpito la prima volta nel marmo, un materiale duro e freddo che non lasciava spazio a interventi da parte del fruitore.
Una scelta completamente differente quella di 99 Love Bricks. replicata per, appunto, novantanove volte, ognuna delle quali differente dalla precedente per materiale, lavorazione o decorazioni. Uniche costanti: la forma, un parallelepipedo, e ciò che vi è rappresentato, un bacio e l'intima semplicità della linea che traccia i due profili, nella perfetta armonia che solo corpi che si completano riescono a creare.
Nella numerologia il 99 e la sua ripetizione incoraggiano l'individuo a seguire il suo cuore e le sue passioni, lo incitano a essere un esempio per gli altri e a vivere la vita fino al suo pieno potenziale. È questo che l'artista fa ogni giorno, è questo che Simona insegna ai suoi allievi attraverso il suo lavoro.
99 Love Bricks ci racconta quindi l'artista, Simona Ragazzi, ci parla dell'insegnante e ci fa conoscere la persona: un'opera che come l'amore e l'arte non ha confini e non conosce il significato della parola fine. Non c'è distanza qui tra chi crea e chi gode della creazione, perché entrambe le parti sono contenute in essa e si danno reciprocamente. Il titolo del progetto è più che mai rappresentativo dell'intenzione che plasma la materia e la fa diventare amore. Non è facile dare forma a un sentimento e farlo in modo così completo, sfuggendo ai cliché pur scegliendo di rappresentare un atto comune come può essere un bacio.
Mi piace pensare a quest'opera come a un racconto infinito e immagino Simona, in atelier, a fissare i novantanove mattoni colta da nuova ispirazione. Se mi concentro riesco a vederla, poco prima di andare verso casa, alzarsi dalla sedia nel suo studio e afferrarne uno, riaccendere le luci del laboratorio e appoggiarlo sul tavolo. La immagino prendere uno sgabello, dimenticarsi che è tardi e ricominciare a lavorare.

 

Angela Colapinto

 

 

Build for love

L’uomo, da sempre, ha saputo costruire le “cose migliori”, ovvero le realtà più fulgide, attraverso la forza propulsiva e inesauribile dell’amore.
Riferendoci al termine amore, lo stesso va inteso nella sua accezione più ampia, in altre parole quello che da sempre spinge la singola persona, la famiglia o altra forma di consesso, a trasformare l’inconsistenza fisica di un sentimento in qualcosa di tangibile e concreto; il tutto per convergere nella tutela del gruppo attraverso il costruire, il rendere materico, in altre parole verso la solidità del mattone.
Da qui nasce l’ispirazione artistica dei 99 Love Bricks dell’artista Simona Ragazzi, da sempre stimolata dall’Uomo, dalla sua anima, dalle sue forme e dalle sue capacità, siano esse concrete e materiali oppure immateriali, ma che comunque portino ad elevare il sentimento.

Un ambizioso progetto che porterà l’artista a eseguire 99 opere scultoree nell’arco di un anno, le quali, pur mantenendo certi standard di forma e dimensione prefissati a priori, si evidenziano nella loro unicità  grazie al “vissuto segnico” che questi mattoni subiranno, non solo per mano di Simona, durante la loro creazione .
Infatti nello sviluppo e nel concetto di base delle opere, per l’artista è propulsivo  l’intervento di interazione del pubblico che, in questo arco temporale, è stato invitato ad intervenire fisicamente sulle singole opere  lasciando un personale contributo significante e soggettivo.

Un progetto artistico che coinvolge molteplici aspetti e trascende dalla singolarità dell’opera, sia nel suo sviluppo fisico, ricco di citazioni archetipe, che nelle successive installazioni site-specific che i bricks assumeranno durante il periodo della realizzazione e anche dopo il raggiungimento del numero prefissato.
Il tutto con l’obiettivo di stabilire un dialogo aperto con il pubblico sui valori relazionali e sociali ponendo l’accento sulle potenzialità creative e costruttive dei sentimenti in rapporto con la contemporaneità.

Così facendo ogni singolo brick raccoglierà la testimonianza tangibile dell’indagine che la Ragazzi ha voluto rappresentare con questo progetto.

Questi 99 Love Bricks si stagliano come gruppo di opere che evidenziano quei passi di assoluta maturità artistica che hanno sempre identificato l’artista Simona Ragazzi nel suo operato, rivelandone l’alto profilo concettuale e comunicativo e l’attenta sensibilità, nell’intrecciare le dimensioni del tempo e dello spazio, fornendo suggestioni, letture e narrazioni nuove.

 

Simone Di Franceschi

 

 

FOCUS ON

"...Le sculture della Ragazzi, realizzate in materiali diversi, racchiudono un linguaggio di esplicite. citazioni iconografiche.
L’artista bolognese ha sviluppato un importante lavoro di ricerca semiotica sull’arte e la cultura attuale. Infatti le opere realizzate tessono un filo diretto coi codici figurativi contemporanei e gli elementi culturali arcaici riflettendo sul rapporto tra presente, passato e futuro e fornendo suggestioni, letture e narrazioni nuove. Come QWERT e Moneta due opere che, attraverso la sensibilità e ironia della Ragazzi , rappresentano il coraggio di ipotizzare che l’oggi è già l’archeologia del domani senza rimorsi. Un domani che vince sull’esistente, che si muove in fretta, nuovo, diverso, inevitabilmente necessario, Un domani in cui l’uomo, osservando queste opere. ricorderà con stupore e curiosità quanta strada è stata compiuta."

 

"....Simona Ragazzi con La Grande Madre testa le potenzialità del simbolo tramite l’iconicità del reperto che irrompe nell’immediatezza della contemporaneità, bloccando il tempo che diventa assoluto. Il femminile, tra istinto e ispirazione, è visto come essenza e luogo dove eros e psiche, mente e cuore, si incontrano dando un senso al passato e linfa vitale al presente."

 

Ilaria Magni

 

 

Beyond time - Oltre il tempo

La scultura é da sempre ambito privilegiato di Simona Ragazzi, luogo dell’inventarsi le immagini dentro lo spazio per poterle percorrere da ogni punto di vista.

L'ossessione corporea di Simona non poteva d'altra parte rinunciare a tale confronto, così come il fondamento della sua poetica non poteva arrestarsi di fronte ad una condizione d'ordine prettamente tecnica.
A questo proposito, anticipando quanto detto dopo, va sottolineato come Simona Ragazzi abbia sempre rivendicato in modo forte una sua manualità esplicita, come non abbia mai nascosto le sue sapienza febbrili e onnivore, anche nel momento in cui la sua perizia sembrava, a fronte delle montanti maree di “bad paintings”, quasi un ostacolo all'attualità del lavoro.
La materia di Simona é frutto di sapienze antiche d'una memoria di bottega mai rinnegata, anzi riassaporata su di una sensibilità tutta contemporanea, per nulla scontata o ingenua, sempre pronta a rinnovarsi.
Nell’immergersi nella mostra delle opere di Simona Ragazzi, fin dalla prima, non si può che correlare le stesse al titolo della mostra, più precisamente alla parola “oltre”, ovvero al più internazionale e orgoglioso inglese “beyond”.
Solo andando oltre, ed avendone la determinazione di farlo, si può entrare nel mondo onirico ma anche fortemente materico di Simona Ragazzi.
Immediatamente ci si accorge che non vi è determinazione di spazio dove vengono calate queste opere scultoree, non vi é luogo dove l'evento accade, é la materia a farsi spazio, a conferire una dimensione priva di riferimenti immediati, la dimensione di cui sono fatti i sogni, l’oniricità a cui gli archeologici fortemente attingono.
Vi é dentro queste opere un rimando ad una moltitudine di culture e di aspetti molto vasti, sempre però ermetizzati da una sequenza di sfaccettature nei quali il mondo é letto come un infinita serie di corrispondenze e nel quale la potenza immaginativa dell'uomo é un tutt'uno con i vari riferimenti temporali.
Lo straniamento temporale a cui si attinge guardando le opere é dettato dalle forme classiche destrutturate da un dettaglio che può essere anche inizialmente impalpabile ma diventa presenza chiave e fortemente catalizzatrice come il codice a barre in cui ci si imbatte alla base della opera Stele.
E da qui si evidenzia in modo immediato che la classicità dell'opera é invece trasposta nella classicità della chirurgia plastica quotidiana, nuovo feticcio di adorazione duale, per il vivere contemporaneo, ai Dei greci e mesopotamia cui si connette il riferimento dell'opera.
Queste opere definite “archeologici” si relazionano alla serie degli “Appunti”, altro filone di lavoro della Simona ragazzi, tanto da far ben comprendere allo studioso delle opere della Ragazzi che non esiste un confine se non estremamente labile, fortemente permeabile, ma si tratta di linguaggio in continua dialettica al fine di creare un filo conduttore che parte sempre dall'amore di Simona per una creazione artistica fortemente coerente, legata a leggere l'esistenza quotidiana abbracciandola a tutto lo scibile pregresso.
Così come una rilettura pittorica, sorta negli anni ’80, del classicismo italiano é stata definita Transavanguardia, le opere della Ragazzi possono essere inquadrate in una definizione, solo a lei applicabile, che può essere detta “neoartigianalità”.
Infatti la parola artigiano non può mancare quando si esplora il mondo più intimo di Simona Ragazzi perché, riprendendo l’incipit iniziale, tanto vi è ancora da dire di un aspetto che pone la Ragazzi come anomalia straordinaria della quotidianità artistica.
Infatti lei non é solo mirabile pensiero trasposto nelle sue opere ma anche soggetto operativo unico in tutti i sensi, in quanto é scultrice, ceramista, pittrice e ideatrice delle sue opere, maneggiando in modo mirabile tutte le tecniche.
Questo suo maniacale personalismo gli permette di vivere integralmente le opere e la rende una perfetta “one man show” che crea ogni opera dalla ideazione all'ultimo dettaglio, e ognuna di esse é sua creatura che viene positivamente totalizzata dalla Ragazzi.
Così facendo l'artista trasforma la materia in immagine e come l'antico scultore egizio infonde in essa l'anima, allo stesso modo le immagini che provengono all'artista dal mondo sono messe in relazione per dare vita ad una immagine nuova, particolarmente permeata di dettagli e allo steso tempo legata strettamente alla globalità dell'esistenza umana.
Ci si può appuntare che in molte di Simona Ragazzi facenti parte degli “archeologici” il colore é posto quasi in secondo piano, tutto questo per evidenziare la natura concreta, reale dell'opera, dell'essere innanzi tutto alla ricerca di momenti correlati nel tempo. In questo modo poi sorge la natura delle associazioni che conducono all'opera finita, la cui interpretazione comunque rimane in parte sempre nell'ambito onirico della dilatazione e della compressione del tempo.
É questa la caratteristica peculiare della visionarietà della Ragazzi, una visionarietà nutrita di memorie diverse, non necessariamente riconducibili solamente ad aspetti di rimandi culturali legati allo straniamento temporale, non é possibile dimenticare infatti che alla volontà di rappresentare una qualità artistica si può attingere solo con un talento naturale come l'artista Simona Ragazzi.
Queste nuove correlazioni e legami stranianti che ci propone la Simona possono essere infine definite come un sistema per potenziare le facoltà mnemoniche più intrinseche, le opere ora possono essere considerate come il tentativo di fissare nella memoria, dell'artista e di chi la guarda, l'immagine dell'uomo, quell'immagine che ci rivela la natura più autentica, con il senso di straniamento che la contraddistingue.
Parafrasando e ricordando Giordano Bruno si può dire: “come si dice che l'uomo é l'immagine di Dio, così le opere di Simona Ragazzi non temono di chiamare l'uomo immagine della sua esistenza nel mondo”.

 

Simone Di Franceschi

 


IN & OUT, dentro e fuori....pelle.

Scultura ed emozioni sono le protagoniste di questa mostra dellartista Simona Ragazzi.

Volti, figure perfettamente modellate su fogli dargilla vivono, si raccontano e interagiscono con losservatore svelando quella parte interiore ed emotiva dei sentimenti delluomo , laddove paura, serenit, rabbia, estasi non sono pi emozioni private delle quali avere pudore, ma diventano protagoniste di una bellezza interiore ed esteriore tali da diventare opera darte.
Private notes , Hurt, sono alcuni titoli delle opere dellartista, sculture nelle quali ognuno di noi si pu rispecchiare o immedesimare. Quasi un autoritratto atemporale delicato ma anche spietato delle nostre emozioni , sculture che mettono a nudo quanto la nostra sensibilit non sia affatto calcolabile o soffocabile da unevoluzione o da una fredda societ nella quale spesso non ci ritroviamo e che non ci da spazio o luogo per viverle.
Un dentro e fuori dal tempo sono le opere della Ragazzi.
Luomo sempre soggetto e stimolo incessante e non smette mai di raccontarsi come dai tempi delle prime sculture rupestri. Attraverso le mani colte di una artista come Simona luomo non stanca mai di affascinarci regalandoci emozioni ed attimi di vita .
Una riflessione sul concetto di dualit, di dimensione introspettiva ed esteriorit , di inclusione o esclusione, apertura o confine delle relazione con gli altri...nella continua ricerca di una dimensione nella quale trovare il proprio equilibrio, dove poter vivere il nostro IN e OUT.

 

Andrea Lake

 

 

Presenze parallele

Nelle opere di Simona Ragazzi prendono forma essenze, tracce, anime raccolte che vivono nella terra creta e da essa traggono linfa vitale sufficiente per respirare, per stare. Figure e volti intensamente espressivi e occhi scrutatori che affiorano silenziosi dal fondo dellopera come da uno specchio dacqua, e corpi che si tuffano in un abisso al quale ritornano lasciando unimpronta quasi sfuggente. Forme, colori, persone e figure che vivono nelluniverso aspaziale e atemporale che si trova dietro e oltre lopera, come nellIperuranio Platonico dove risiedono le idee perfette e immutabili, e si rendono visibili ai nostri occhi attraverso la mano dellartista e la materia. Si muovono lentamente allinterno del magma della creazione sino ad affacciarsi impercettibilmente sul mondo reale, dal quale noi le ammiriamo.
Sono appunti, come li definisce lartista stessa, memorie scritte nel foglio dargilla, che ci ricordano, attraverso dettagli appena accennati, lincanto di un sorriso, la tenerezza di un volto, leleganza di una movenza, linquietudine di una paura, lestasi dellarte. Sono presenze parallele che emergono in bassorilievo dalla lastra di creta o prendono forma a tutto tondo per riflettere le contraddizioni delluomo, le sue angosce e le sue emozioni incarnate nella bellezza estetica ed imperturbabile dellopera darte. Nelle sequenze i volti sembrano spostarsi fluidamente da un pannello allaltro cambiando espressione, aprendo e chiudendo gli occhi, nascondendosi e poi rivelandosi. Ci vengono a trovare per raccontare una storia, o semplicemente per trasmettere una sensazione penetrando nellanima di chi le osserva come nelle profondit da cui provengono. Sono il nostro doppio, un ritratto di Dorian Gray al contrario: mostrano perenne splendore e armonia mentre la realt continua a manifestare i segni e il peso della decadenza e della corruzione del tempo e delluomo. Mentre il nostro riflesso sulla loro superficie smaltata si deforma, la composizione dellopera si arricchisce di colori e lucentezza, animata dal nostro sguardo. Interagendo con loro ricongiungiamo i frammenti e il dualismo tra anima e corpo ricreando quellunione alla quale solo larte pu dare vita.

 

Francesca Baccala

 


CRISALIDI

Per parlare di Simona Ragazzi bisogna innanzi tutto parlare della sua poliedria, dove nulla è secondario o al servizio di, ma tutto fa parte di un percorso che sceglie sempre la strada meno facile, o almeno, come Robert Frost, quella meno ovvia.

E la fotografia di Simona Ragazzi spiazza, non è nulla di quello che ti aspetteresti, il suo modo di trasmutare la concretezza immediata di un’opera solida nella soavità leggera di una immagine permette passi di suprema forza e profondità.
Sono passi assoluti...
E apprestandosi a leggere i suoi temi fotografici si percepisce che “Crisalidi” sono tra le opere più interessanti.
Ogni riferimento alla crisalide non può prescindere, nel sapere diffuso, dal concetto intrinseco di trasformazione. In qualche modo questo viene associato alla massima alchemica che conferirebbe, sulla base del principio che” ciò che continuamente si trasforma non può deperire”, un’aura di immortalità.
Nella immortalità non è il bruco, ne la crisalide a morire, e forse nemmeno la farfalla, se tutto è visto in una più ampia prospettiva di mutamento, allora ogni cosa rimane trasformandosi in continuazione finchè forse, un domani lontano, non può che ritornare ciò che era.”

Come la stessa Ragazzi afferma, queste fotografie “...simboleggiano l'opera trasmutativa dei miei lavori ceramico-scultorei. Immortalo uno stadio della creazione come canto effimero, transitorio e circoscritto nel tempo.. come poesie silenziose, meravigliose farfalle, reticoli della memoria...".

Un lavoro sul lavoro che vive di natura propria traendo forza e proposizione concettuale da questo. Cristallizzare l'istante della poesia nel continuo mutamento di realtà...in questo caso, prima della trasformazione del fuoco.

Il tutto a rappresentare come le opere di Simona siano una continua ricerca senza sosta, passi, passi lunghi, passi più o meno meditati, passi dell’anima e del cuore, ed è un piacere vivere con lei questi passi.

 

Simone Di Franceschi

 

 

"...Simona Ragazzi rende la materia la sua unica protagonista, indicandola in una sorta di cortocircuito ontologico sia come determinante sia come determinata in rapporto alla figura.

I volti che si affacciano dalla materia possono da l trarre la loro origine, indicandoci la necessit di riconoscere la nostra natura materiale, oppure possono essere limpronta lasciata dal passaggio umano, indicandoci laltrettanto pressante necessit di riconoscere la soggettivit del nostro sguardo sul mondo. Questo rapporto stretto con la materia viene inoltre sottolineato dalla sculture, come loggettivazione della figura in Viola o la volont ottimistica di penetrare il senso delle cose in Tuffo."

Alessandro Baito


"In unepoca di transizione come quella che stiamo attraversando non strano imbattersi in artisti che indagano l'ambiguità dell'Essere, l'evanescenza dell'Esserci, mettendo in scena, al tempo stesso, in un gioco ubriacante di specchi, l'assenza della presenza e la presenza dell'assenza di quello che Soggetto per eccellenza: l'Uomo.

Nelle opere di Simona Ragazzi prendono forma essenze, tracce, anime raccolte che vivono nella terra creta. Si muovono lentamente all'interno del magma della creazione sino ad affacciarsi impercettibilmente sul mondo reale, dal quale noi le ammiriamo. Nelle sequenze i volti sembrano spostarsi fluidamente da un pannello allaltro cambiando espressione, nascondendosi e poi rivelandosi.Ci vengono a trovare per trasmettere una sensazione penetrando nell'anima di chi le osserva come nelle profondità in cui si immergono.La memoria e loblio, la presenza e l'assenza, il tutto e il nulla: questa mostra danza sul filo invisibile (e indissolubile) che lega questi opposti e forse finisce per suggerire che, in realtà, gli opposti non solo rappresentano due ris-volti della stessa medaglia, ma forse, addirittura, sono la stessa cosa.
Essere o non essere? Entrambe le cose. Contemporaneamente."

Art Journal


"...Il Chiostro di S. Anna luogo di particolare suggestione, riportato di recente al suo antico splendore da un riuscito restauro, situato in un complesso monumentale nel cuore di Ferrara a pochi metri dal Castello Estense. Sarà la perfetta cornice per i nuovi lavori extratemporali di Simona Ragazzi.
Opere del presente che interpretano il contemporaneo attraverso un linguaggio ricco di esplicite citazioni iconografiche, ma stilisticamente ingannevoli, quasi fossero reperti archeologici di un ipotetico futuro.
Figure del quotidiano, gi erose dal tempo, la testimonianza di un consumismo non vissuto."

 

Roberta Angelini

 


"La sua ricerca artistica stimolata dalluomo, dalla sua anima, dalla sua mente, dalle sue forme. La materia la sua prima passione, la scultura, precisamente il modellato, la traduzione del suo linguaggio. Il suo percorso sembra andare a ritroso: dalle figure a tuttotondo-racconti, ai ritratti-specchi, ai bassorilievi-appunti, agli appunti-momenti; a ritroso, dal grande al piccolo, dalluniversale al particolare.
I volti e le figure di Simona estremamente realistici, crudi, dolci e poetici, celano inquietanti misteri, dolorose rivelazioni, quotidiane storie, spietate denunce. I suoi appunti, bassorilievi modellati su fogli di argilla, appesi al muro come tracce della memoria, hanno carpito segreti, svelato intenzioni, raccontato storie. Adesso Simona ha lesigenza di concentrarsi sul momento, sottolineare lattimo di un racconto, fermarlo, sospenderlo, astrarlo dalla storia. Ecco che gli ultimi appunti necessitano di inserirsi in uno spazio definito, divenire parte di un quadro, coprotagonisti di un fermo immagine, di un attimo immortale

 

Roberta Angelini

 


La terracotta dipinta, ceramica a gran fuoco, ceramica raku su ambiente dipinto, ma anche qualche bronzo patinato, sono i luoghi della sua ricerca, con una selettività di immagini che affiorano sui fogli di argilla.

Si delineano nel corpo della materia, visi, sguardi, bocche, particolari che diventano affreschi, anche in una rapida sequenza di flash narrativi. La vigile attenzione della trentacinquenne artista bolognese agisce sull'infinita varietà di volti, ora appena accennati in alcuni particolari, ora definiti e quasi caratterizzati, che colgono in ogni caso una condizione intima, ed esprimono una rappresentazione di carattere. E come se sulla scena (superficie della materia) venissero create delle forme per essere sottoposte a trasformazione e, quindi, messe in discussione.

Uno spettacolo di umanità diversa, colorita, straordinariamente animata da scene di maternità, di innocenza perduta, di propositi dolci inganni (La vuoi una caramella?), di esaltazione di sè, di sconfitte, di inquietudini, di slanci e timori che mettono in gioco anche l'artista autoritratto.

 

Gazzetta di Modena - Michele Fuoco

 


L'opera della Ragazzi, ispirata dall'umanità dell'Uomo, dalle sue umane contraddizioni, utilizza un linguaggio chiaro, immediato, forte. Volti o porzioni di volto affiorano da fogli di argilla, come appunti della memoria, immortalando emozioni, raccontando storie, svelando intenzioni, denunciando orrori, suscitando passioni. Volti di chiunque, anonimi, rappresentativi di tutti i volti possibili.

Possibili racconti di vita

 

Art Journal - Roberta Angelini

 


"...Il centro operativo di Simona Ragazzi nel Paese dei Balocchi, estrema periferia dominata dai caseggiati in cotto. Lì Simona si sente al sicuro e lavora terra e ceramica. La scultura la proiezione di una passione chiamata arte."

 

Il Resto del carlino Bologna rubrica a cura di Franco Basile

 


"...parallelamente altri appunti si moltiplicavano nel medesimo ambiente, caratterizzandosi per lievissime differenze, originando cos delle sequenze. E' proprio in queste elaborazioni in movimento che si caratterizza lultimissimo lavoro di Simona. Dare movimento alla materia, anima alla scultura, riflette la sua esigenza di inserire lo scorrere del tempo per comunicare. Le sequenze si articolano e si differenziano, la Ragazzi non si accontenta di animare la scultura figurativamente, inserisce anche la metafora per rafforzare limmagine surreale del tempo che passa."

 

Art Journal - Roberta Angelini